Perché è importante ridurre l’uso di antibiotici negli allevamenti

Negli ultimi anni c’è stato un grande dibattito nel mondo agricolo sul tema dell’utilizzo degli antibiotici negli allevamenti. Un uso eccessivo e indiscriminato può causare, infatti, problemi di salute agli animali e all’uomo, oltre a provocare danni economici agli allevatori.

Sia l’Unione Europea che la legislazione italiana sono recentemente intervenuti su questo tema. Oggi gli antibiotici possono essere utilizzati solo per motivi terapeutici e in seguito a specifica diagnosi di patologie come le mastiti, diaree neonatali e patologie di tipo respiratorio. La legge esclude, invece, la somministrazione di antimicrobici agli animali per prevenire malattie o a scopo auxinico, ovvero come fattore di crescita della produttività della vacca.

Al di là delle limitazioni di carattere legale, è fondamentale provare a razionalizzare ancora di più l’uso di questi farmaci.
Una delle ragioni principali riguarda la scoperta, avvenuta negli ultimi anni, di un numero sempre maggiore di specie batteriche resistenti agli antibiotici, generate in parte da un uso intensivo di antimicrobici. La diffusione di questi batteri può causare rilevanti problemi di salute pubblica: diventa quindi ancora più importante intervenire in maniera mirata e consapevole.
Ci sono poi anche delle questioni di natura economica. È stato calcolato, infatti, che tra scarti di latte e in generale costi dovuti a patogeni mastitogeni, ogni stalla rischia di perdere circa 20.000 euro l’anno.

Asso.La.C., allora, sta lavorando per aiutare i propri allevatori a ridurre al minimo l’uso di antibiotici. Per raggiungere questo obiettivo è fondamentale innanzitutto formare al meglio il personale che si occupa delle fasi più delicate dell’attività produttiva (es. mungitura e alimentazione vacche) e migliorare la qualità e l’igiene delle stalle.
Per la nostra cooperativa è essenziale il benessere degli animali e la sicurezza del prodotto finale. Ecco perché forniamo e forniremo sempre ai nostri soci tutta l’assistenza e gli strumenti necessari per avere degli ambienti produttivi efficienti, puliti e all’avanguardia.

Nei prossimi anni sarà necessario poi investire anche sulla biosicurezza, ovvero sulla prevenzione da patologie che colpiscono di più gli animali, e su un percorso diagnostico accurato, cioè su diagnosi che consentano un uso degli antibiotici mirato e razionalizzato.
Il 13 dicembre torneremo a parlare di questo argomento con un incontro con diversi esperti del settore dove si farà il punto della situazione sull’utilizzo degli antibiotici in Calabria e sulle possibili soluzioni per ridurne l’uso. Riteniamo, infatti, sia fondamentale istruire al meglio i nostri soci sulle buone pratiche da adottare in stalla e sulle più recenti evoluzioni e innovazioni in questo ambito.
Seguiteci sulla nostra pagina Facebook per avere maggiori informazioni.

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Il programma di Assolac al Festival del Peperoncino 2018

Anche quest’anno Assolac sarà partner del Festival del Peperoncino. L’evento, che si svolgerà dal 5 al 9 settembre a Diamante, è ormai un punto di riferimento delle manifestazioni calabresi a tema culinario, attraendo in ogni edizione migliaia di persone e ospitando artisti e personalità di spicco nazionale e internazionale.

Assolac sarà presente con il proprio stand durante tutti i cinque giorni del Festival e proporrà una serie di attività volte alla promozione della filiera del latte fresco e del caciocavallo silano Dop.
Quest’anno abbiamo scelto di assegnare il ruolo di protagonista assoluto alla cucina calabrese. Da giovedì a domenica, infatti, nello stand di Assolac saranno realizzati diversi show cooking che avranno come tema il latte e i suoi derivati.
Vi presenteremo ricette fantasiose e facili da realizzare che hanno come ingrediente principale il latte fresco e il caciocavallo silano Dop, accompagnando i piatti con degli ottimi vini calabresi marchiati Ferrocinto.
Sarà quindi un’ottima occasione per conoscere le potenzialità culinarie del latte in un contesto, quello del Festival, che ospita le migliori eccellenze alimentari nostrane.

Venerdì 7 settembre sarà poi il turno delle proiezione del reportage Il Nostro Latte, dove raccontiamo le storie degli allevatori di Assolac e mostriamo il funzionamento di tutta la filiera lattiero casearia, dalla mungitura alla distribuzione, passando per la raccolta e i controlli.
Tutti i visitatori del Festival potranno così conoscere il tipo di lavoro che c’è dietro la produzione di una bottiglia di latte e soprattutto comprendere quali sono i valori che portiamo avanti da più di 30 anni.
Anche quest’anno, infine, ci sarà l’opportunità di assaggiare i nostri prodotti e di chiedere allo staff presente tutto quello che volete sapere sulla filiera del latte calabrese.

Di seguito il programma completo dello stand di Assolac:

  • Giovedì 6 settembre ore 20 – Università del gusto (Lungofiume Sponda destra):
    Show Cooking Il Caciocavallo silano DOP fra storia e sapori
  • Venerdì 7 settembre ore 22 – Università del gusto (Lungofiume Sponda destra):
    Show Cooking
    Il nostro latte – Reportage sul latte fresco in Calabria
  • Sabato 8 settembre ore 21 – Università del gusto (Lungofiume sponda destra):
    Show Cooking: Caciocavallo silano DOP e Vini di Calabria – Un binomio vincente
  • Domenica 9 settembre ore 20 – Università del gusto (Lungofiume sponda destra):
    Show Cooking: Il latte fresco in cucina – Dove e come usarlo
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No, il latte non provoca l’obesità infantile

Il latte e i formaggi non promuovono lo sviluppo dell’obesità infantile. Lo dice una ricerca presentata nell’ultimo congresso europeo sull’obesità svoltosi a Vienna.

I dati sull’obesità infantile e neonatale in Italia

Negli ultimi anni si era diffusa la preoccupante convinzione che ci fosse una stretta correlazione tra il consumo di latte vaccino e l’insorgere dell’obesità infantile. Un problema, quest’ultimo, che l’Italia deve fronteggiare con particolare attenzione: nel nostro Paese, infatti, il 21% dei bambini soffre di obesità e circa la metà è in sovrappeso. Sono dati che collocano addirittura l’Italia al poco edificante primo posto a livello europeo e che devono sicuramente fare riflettere.
Preoccupano anche i numeri relativi ai bambini con meno di un anno. Secondo lo studio nazionale “Piccolipiù“, infatti, il 23,4% dei bambini e il 22,1% delle bambine di età inferiore a 12 mesi si trova sopra il limite dei bambini sovrappeso.
Il problema, dunque, dell’obesità infantile e neonatale è serio e va affrontato.

Il latte non promuove obesità e sovrappeso

Non c’è però alcun rapporto certo e provato scientificamente tra il consumo di latte e derivati e l’obesità infantile. Secondo, infatti, uno studio coordinato da Anestis Dougkas, endocrinologo dell’Istituto Paul Bocuse, e presentato al recente congresso di Vienna non ci sono prove che un’alimentazione con la presenza di latte e formaggi stimoli la fame dei bambini e favorisca l’obesità.

La ricerca ha coinvolto oltre 200mila bambini tra il 1990 e il 2017 e ha rivisto profondamente gli esiti di alcuni studi effettuati negli anni Ottanta. “I nostri risultati – hanno dichiarato i ricercatori – dovrebbero alleviare qualsiasi preoccupazione che i genitori possano avere riguardo alla limitazione del consumo di latte e prodotti lattiero-caseari dei loro figli sulla base del fatto che possano promuovere l’obesità“.

Al contrario, secondo questa ricerca, il latte vaccino e i formaggi sono fondamentali per la crescita dei bambini, quindi il consumo di questi prodotti (soprattutto in tenera età) va sicuramente promosso (l’importante, ovviamente, è non esagerare!).

Verso una migliore educazione alimentare per i bambini

In generale questa ricerca smonta l’ennesima fake news alimentare, molte delle quali riguardano proprio il latte e i formaggi. Di qui ai prossimi anni sarà fondamentale effettuare percorsi di educazione alimentare per i genitori e i bambini, aiutandoli a comprendere le notizie inesatte e a capire quali sono i benefici ed eventualmente i limiti di un’alimentazione basata anche sui prodotti lattiero-caseari.

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Latte Days: la grande festa di Assolac con i bambini delle scuole

Un tripudio di musica e giochi insieme ai bambini delle scuole. Così potremmo riassumere i Latte Days, le giornate dedicate all’eduzione alimentare sul latte e i suoi derivati finanziate dall’Unione Europea, promosse dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali e organizzate dalla Camera di Commercio di Catanzaro.

Latte Days a Catanzaro

Asso.La.C. ha partecipato alla seconda e ultima giornata dell’iniziativa, svoltasi sabato 26 maggio presso il Parco della Biodiversità Mediterranea a Catanzaro. Erano presenti oltre 400 bambini delle scuole primarie di Catanzaro che hanno ballato, cantato e scoperto tanti aspetti a loro sconosciuti sulla filiera del latte. La nostra cooperativa ha deciso di sostenere questo evento perché convinta dell’importanza dell’educazione alimentare nelle scuole.

Per una corretta informazione sul latte

Sono sempre più numerose le fake news sul latte e i suoi derivati diffuse sul web, notizie che alimentano pregiudizi e danneggiano pesantemente un settore chiave dell’agroalimentare italiano. Per questo è fondamentale diffondere in maniera capillare informazioni corrette sui metodi di raccolta e di produzione del latte, sui controlli che vengono effettuati ogni giorno e sulle proprietà benefiche di questo alimento. Per l’occasione sono intervenuti anche i nutrizionisti del Consiglio per la Ricerca in Agricoltura (Crea) che hanno spiegato ai bambini e ai loro insegnanti perché il latte è un alimento sano, energetico e sicuro.

Asso.La.C., invece, ha avuto l’opportunità di raccontare ai bambini come funziona l’intera filiera e dire loro da dove viene il latte che bevono ogni mattina a colazione. Lo abbiamo fatto attraverso la proiezione del nostro reportage e rispondendo a tutte le loro domande, sempre brillanti e spontanee. La giornata si è conclusa con l’arrivo delle mascotte di alcuni cartoni animati, come Minni e Winnie the Pooh, che hanno giocato con i piccoli ospiti e con la degustazione di prodotti lattiero caseari (yogurt, mozzarelle e formaggi) offerti dal Mipaaf grazie ad un bando ministeriale.

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Il latte fresco immancabile nel carrello della spesa degli italiani

Il latte fresco è il terzo prodotto lattiero caseario più venduto nella grande distribuzione. Lo dice un’indagine realizzata dal Centro di ricerca su Retailing e Marketing (Rem Lab) dell’Università Cattolica di Milano per conto di Assolatte.

Il carrello della spesa degli italiani

La ricerca ha preso in considerazione un carrello della spesa da 6,5 miliardi di euro composto da latte e derivati. Il prodotto lattiero caseario in assoluto più venduto nel 2017 nei supermercati e negli ipermercati è il latte UHT con 961 milioni di euro di vendite che rappresentano quasi il 15% del giro d’affari di tutto il comparto latte. Poco dietro c’è la mozzarella che si conferma dunque il formaggio più venduto.
Ottimi anche i dati del latte fresco, le cui vendite nella GDO raggiungono quota 715 milioni di euro. Se mettiamo insieme latte fresco e UHT notiamo che il carrello della spesa degli italiani, limitatamente al settore lattiero-caseario, è composto per il 25% da questi due prodotti.

La scelta dei prodotti locali

I numeri appena citati sono la conferma, dunque, dell’alto livello di gradimento del latte fresco tra i consumatori, soprattutto quando viene certificata la sua provenienza locale. Negli ultimi anni, infatti, gli italiani sono sempre più propensi ad acquistare prodotti del territorio. In moltissimi casi sono anche disposti a spendere di più pur di avere la certezza di gustare un alimento sano, genuino e nato da una filiera sostenibile.

Il latte fresco calabrese appartiene a pieno titolo a questa categoria. Si tratta, infatti, di un prodotto proveniente solo da stalle calabresi e lavorato in Calabria nello stabilimento di Castrovillari (basta guardare l’etichetta!) prima di essere distribuito in tutto il Mezzogiorno. Il nostro latte, inoltre, viene controllato in tutte le sue fasi, partendo dalla raccolta, dove viene analizzato il livello di acidità, fino allo scarico in stabilimento. Qui viene sottoposto a controlli più approfonditi per verificare la presenza di sostanze inibenti e valutare nel dettaglio i parametri chimici e fisici.
Il latte fresco calabrese è dunque un prodotto controllato, certificato e di provenienza 100% locale.

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Da Cosenza a Castrovillari: i 30 anni di Assolac

Quest’anno Assolac festeggerà il trentesimo compleanno. Una ricorrenza importante che certifica un percorso di crescita portato avanti da centinaia di persone, provenienti da tutta la Calabria, che hanno deciso di investire su un modello e su un territorio.

La Centrale del Latte di Cosenza

il latte della centrale calabria
Un’immagine d’epoca dello stabilimento della Centrale del Latte di Cosenza situato in Via degli Stadi (CS)

Ve la ricordate la Centrale del Latte di Cosenza? Proprio lì è iniziato tutto. Era il 1965 quando veniva inaugurato lo stabilimento in Via degli Stadi; all’epoca la nostra cooperativa si occupava solo della lavorazione e della vendita del latte fresco, mentre la raccolta era affidata ad una società terza. I principi, però, erano gli stessi: cooperazione, valorizzazione economica e sociale del territorio, aggregazione. Da noi piccole e grandi stalle hanno sempre vissuto sotto lo stesso tetto, rispettando le stesse regole e condividendo spese, investimenti e remunerazione.

Così quando nel 1988 nacque il consorzio cooperativo Asso.la.c, che aveva come obiettivo quello di ampliare il paniere di prodotti e di ristrutturare l’azienda, il cambiamento organizzativo non risultò traumatico. Se i valori rimangono gli stessi, infatti, è più facile affrontare anche le sfide più difficili.

Il trasferimento da Cosenza a Castrovillari

Il miglior modo per descrivere questo passaggio storico è rappresentato dalle parole di Gaetano Nola, ovvero di chi ha seguito in prima persona le prime fasi dell’azienda. “Non ci credevo nemmeno io quando siamo riusciti a trasferire un’iniziativa importantissima come la Centrale del Latte di Cosenza da Cosenza a Castrovillari. All’inizio c’erano diverse possibilità, tra le quali quella di Montalto. Alla fine, però, dopo il no del Governo all’ipotesi Montalto, abbiamo deciso di trasferirci dove c’erano più opportunità di produrre latte e dove c’era la superficie sufficiente per costruire uno stabilimento all’avanguardia. Oggi quello di Castrovillari è un gioiello d’impianto, una struttura nella quale confluisce il latte proveniente da quasi tutta la Calabria e dalla quale vengono smistati prodotti lattiero caseari in tutta Italia“.

L’unione e la cooperazione come motori di sviluppo

Negli anni Novanta e Duemila Assolac è riuscita a fronteggiare al meglio i cambiamenti interni ed esterni (uno su tutti la fine delle quote latte), nonostante innumerevoli difficoltà. Tutti sappiamo quanto sia impegnativo per un allevatore rimanere a galla in un mercato dove la competizione è al ribasso e dove i costi di produzione sono sempre più elevati. L’unico modo, però, per sopravvivere è stare uniti.

La nostra cooperativa ha scelto da tempo questa strada. Da Cosenza a Castrovillari, passando da piccole unità di trasformazione del latte al moderno impianto produttivo di Contrada Ciparsia, il modello è rimasto il medesimo. Questo è il nostro orgoglio e il nostro più grande regalo, trent’anni dopo.

A partire da 1:03:10 potete ascoltare le parole di Gaetano Nola su Asso.la.c e sul trasferimento dello stabilimento da Cosenza a Castrovillari. 

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Leggi bene l’etichetta

Una delle domande più ricorrenti tra i consumatori riguarda la provenienza del latte. Come scegliere una confezione di latte alimentare? Vi aiutiamo, allora, a leggere attentamente l’etichetta per reperire tutte le informazioni necessarie.

La bottiglia a marchio Centrali del Latte di Calabria

Le informazioni sulle modalità di conservazione, i consigli d’uso e la certificazione sul benessere animale.

Il marchio più famoso in regione per il latte fresco è Centrali del Latte di Calabria. Potete trovare le bottiglie da 1 o 1,5 litri nel banco frigo degli alimentari e dei principali supermercati. 

Sul retro della bottiglia ci sono tutte le informazioni sull’origine del latte, oltre all’indicazione dello stabilimento dove il latte è stato lavorato e confezionato.

Il partner Granarolo

Granarolo, la più importante azienda italiana del settore lattiero-caseario con diversi stabilimenti in Italia, come Bologna, Gioia del Colle, Vernate, Soliera e Castrovillari, utilizza latte di origine italiana con il marchio nazionale. Come fare, quindi, ad acquistare una bottiglia di latte con origine Italia, a marchio Granarolo, lavorato in Calabria?

Lo stabilimento di produzione

Sul retro della bottiglia si trova la legenda con tutti gli stabilimenti di produzione possibili e le lettere corrispondenti, la zona di mungitura che definisce il luogo di origine del latte, i consigli d’uso e le modalità di conservazione. Conoscere tutti questi aspetti è importante per comprendere cosa c’è dietro una bottiglia di latte.

Il latte UHT

Sull’etichetta sono presenti le informazioni sullo stabilimento di produzione, i valori nutrizionali e il materiale della bottiglia

Per quanto riguarda, invece, le bottiglie di latte Granarolo a lunga conservazione come quello scremato o parzialmente scremato, gli stabilimenti sono quelli di Bologna, Soliera (MO), Gioia del Colle (BA) e Castrovillari (CS).

Vi ricordiamo, infine, che sull’etichetta trovate anche i dati sul contenuto nutrizionale del latte, ovvero la percentuale di grassi, carboidrati, proteine e zuccheri.

Tutte queste informazioni, grazie alla tracciabilità, offrono al consumatore la possibilità di effettuare una scelta d’acquisto consapevole, responsabile ed orientata alla valorizzazione territoriale delle produzioni sia per l’origine del latte utilizzato che per il sito di trasformazione coinvolto nella lavorazione e confezionamento.

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Etichetta alimentare: cosa dice il nuovo regolamento europeo

L’Unione Europea ha approvato il Regolamento n. 1169/2011 sull’indicazione in etichetta dell’origine degli alimenti. Il provvedimento farà decadere i quattro decreti italiani sull’etichettatura d’origine di latte e formaggi, pasta, riso e derivati del pomodoro, creando così non pochi problemi alle imprese che hanno investito in questi mesi per adeguarsi alla nuova normativa.

Cosa dice il regolamento europeo sulle etichette alimentari

Il regolamento, approvato da tutti i paesi membri dell’Unione europea, esclusi Germania e Lussemburgo che si sono astenuti, entrerà in vigore ad aprile 2020. Ma cosa prevede nello specifico la nuova normativa europea? I produttori dovranno indicare sull’etichetta alimentare l’origine della materia prima quando il luogo di provenienza dell’alimento è indicato – o anche semplicemente evocato – e non è lo stesso di quello del suo ingrediente primario. Nel caso del settore lattiero-caseario, ad esempio, dovrà essere indicata l’origine del latte sull’etichetta di derivati come mozzarelle e ricotte se il latte proviene da un Paese diverso dall’Italia.

Il regolamento intende rafforzare il principio di trasparenza in favore dei consumatori, ma in realtà risulta essere più debole rispetto all’attuale disciplina italiana in materia di etichettatura obbligatoria. Viene lasciata, infatti, moltissima flessibilità ai produttori sulla portata geografica del riferimento all’origine (da Ue/non Ue, fino all’indicazione del Paese o della regione). In questo modo diventa a tutti gli effetti un sistema volontario di etichetta trasparente che mal si adatta quindi all’esigenza di proteggere e valorizzare le produzioni locali.

Gli aspetti critici

C’è poi un altro aspetto molto critico del regolamento europeo. Il provvedimento non si applica ai prodotti DOP, IGP e STG, né a quelli che hanno un marchio registrato. Proprio quest’ultimo è l’elemento di maggiore criticità del regolamento, contestato, anche piuttosto aspramente, delle associazioni di categoria come la Coldiretti. “Pronunciandosi a favore dell’etichettatura di origine rimessa, di fatto, all’arbitraria decisione degli operatori alimentari, ancora una volta la Commissione – sottolinea la Coldiretti – ha scelto un compromesso al ribasso che favorisce gli inganni e impedisce scelte di acquisto consapevoli per i consumatori europei“.

La scelta di non applicare il regolamento a quei prodotti con marchio registrato può rappresentare, ad esempio, un duro colpo per chi combatte il falso Made in Italy, fenomeno molto diffuso soprattutto in Cina e negli Stati Uniti, ma presente anche sul mercato europeo.

Che fine faranno i decreti italiani sull’etichettatura obbligatoria?

Un’ultima questione che il Mipaaf sarà chiamato a chiarire nei prossimi giorni riguarda la decadenza dei 4 decreti ministeriali su latte e formaggi, pasta, riso e derivati del pomodoro. Nei testi dei decreti, infatti, si dice che perderanno la loro efficacia “dal giorno della data di entrata in vigore degli atti esecutivi ai sensi dell’art. 26, paragrafi 5 e 8, del regolamento (Ue) n. 1169/2011“.
La normativa italiana in materia di etichetta alimentare trasparente subirebbe così grossi stravolgimenti: si passerebbe di fatto da un sistema di etichettatura obbligatoria o uno di etichettatura volontaria.

Su questo punto è intervenuto Giorgio Mercuri, presidente dell’Alleanza delle Cooperative Agroalimentari Italiane: “Le cooperative agricole che indicavano l’origine italiana della materia prima sui loro prodotti in maniera volontaria ancor prima della emanazione dei decreti ministeriali, continueranno a rispettare le disposizioni nazionali sull’origine, per valorizzare il prodotto dei loro soci e per rispondere alle esigenze di trasparenza dei consumatori“.

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L’agroalimentare dice no all’etichetta a semaforo

Il mondo dell’agroalimentare si oppone all’etichetta a semaforo, un sistema entrato in vigore di recente in Gran Bretagna e Francia e che rischia di penalizzare fortemente il Made in Italy.

Che cos’è l’etichetta a semaforo 

L’etichetta a semaforo nasce con l’obiettivo di fornire ai consumatori informazioni sui contenuti nutrizionali degli alimenti. Lo fa però attraverso modalità che possono diventare fuorvianti ed ingannevoli. Vengono disegnati, infatti, sull’etichetta dei prodotti dei veri e propri bollini di colore rosso, giallo o verde in base alla semplice presenza di nutrienti come grassi, sali e zuccheri, senza tenere conto della quantità effettivamente consumata. Accade, ad esempio, che eccellenze italiane come il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano siano state etichettate con il colore rosso per il solo contenuto nutritivo.

Le conseguenze per il Made in Italy

Non è un caso che da quando in Gran Bretagna è entrato in vigore questo sistema, ovvero il 2017, le esportazioni di olio di oliva siano calate dell’11%. Anche la Francia, di recente, ha adottato un sistema di etichetta a semaforo con cinque colori che segnalano lo “score” di un prodotto in base alla presenza di determinate sostanze nutrienti come grassi o fibre.

Il bollino rosso su alcuni prodotti DOP rischia di penalizzare fortemente il Made in Italy. L’Italia, infatti, è prima tra i paesi dell’Unione Europea per numero di certificazioni Dop, Igp e Stg con 291 specialità certificate. L’adozione di sistemi di questo tipo danneggia chi danni produce alimenti di qualità e non fornisce neppure le corrette informazioni ai consumatori.

La reazione dell’agroalimentare italiano 

Le associazioni di categoria degli agricoltori e i rappresentanti istituzionali italiani si sono opposti fermamente all’etichetta a semaforo, impedendone l’estensione a tutti i paesi dell’Unione Europea. Sul punto si è espresso anche il presidente di Fedagri – Confcooperative, Giorgio Mercuri: “La qualità e l’indiscusso valore delle produzioni alimentari made in Italy vanno difesi da sistemi di etichettatura che veicolano ai consumatori messaggi fuorvianti, facendo leva solo su singoli parametri e su valutazioni astratte che non considerano i prodotti nel ruolo che essi rivestono nel più ampio riferimento al contesto generale di uno stile di vita quale quello mediterraneo“. Secondo Mercuri vanno esclusi quei sistemi di etichettatura che prevedono un solo criterio di giudizio in quanto rischiano di arrecare più danni che benefici ai consumatori.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche il presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo: “L’Unione Europea deve intervenire per impedire un sistema di etichettatura, fuorviante, discriminatorio ed incompleto che finisce per escludere paradossalmente dalla dieta alimenti sani e naturali che da secoli sono presenti sulle tavole per favorire prodotti artificiali di cui in alcuni casi non è nota neanche la ricetta“.

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Calabria: i valori e le storie degli allevatori

Gli allevatori sono il cuore pulsante di Asso.La.C. Dietro ogni singola bottiglia di latte fresco calabrese ci sono scelte difficili da prendere ed un lavoro metodico che sarebbe impossibile da portare avanti senza dei valori forti.

Quali sono allora i valori che guidano l’azione di un allevatore? Quali storie si portano dietro? Lo abbiamo chiesto direttamente a loro con una serie di video in cui andiamo oltre i metodi di produzione e di raccolta del latte, cercando al contrario di raccontare le persone.

I valori degli allevatori

Attraverso le loro parole si intravede il filo invisibile che tiene insieme Asso.La.C. da quasi 30 anni: la voglia di stare insieme e di creare valore per un territorio pieno di criticità come la Calabria. L’amore incondizionato verso la propria terra e la conseguente volontà di valorizzare allevamenti e produzioni locali hanno spinto i nostri allevatori a restare nella propria regione per creare un modello economico e sociale vincente.
Ecco perché bere il latte fresco calabrese è un atto di responsabilità.

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