Assolac sostiene il rugby e lo sport

Più di cento bambini, provenienti da tutta la Calabria, hanno partecipato al primo Torneo Giovanile Rugby Mastini, svoltosi domenica 21 maggio alla stadio P.Macrì di Cosenza

Assolac e lo sport

Anche Assolac, in qualità di sponsor, è stata tra i protagonisti dell’evento. Sono ormai diversi anni che la nostra azienda sostiene lo sport e, in particolare, le competizioni giovanili. Dopo il connubio vincente tra Assolac ed il Beach Volley Amantea, che ha ospitato l’anno scorso le Finali del Campionato Italiano under 19 & under 21, abbiamo deciso di continuare a promuovere lo sport giovanile con una collaborazione con il Mastini Rugby.
Il latte è un alimento fondamentale per chi vuole fare sport, soprattutto nella fase di recupero post attività agonistica. La presenza di sieroproteine e di calcio aiuta, infatti, a mantenere la massa muscolare, a rafforzare le ossa e a preservare la massa magra.

Il torneo

Domenica 21 maggio centinaia di bambini, appartenenti alle squadre del Mastini Rende, Cus Cosenza, Rugby Rende, Rugby Palmi, Crociati Rugby Catanzaro, Catanzaro Union, hanno dato vita ad una vera e proprio festa di sport, affrontandosi nei tornei under 6/8/10/12. Il tutto sotto una pioggia battente che ha reso, se possibile, ancora più entusiasmanti gli incontri disputati.
Il rugby è uno sport estremamente dispendioso dal punto di vista fisico. Forza, corsa, tecnica e capacità mentale sono le caratteristiche indispensabili per praticarlo ad alti livelli. I giovani rugbisti calabresi hanno messo sul campo tutte queste peculiarità, dimostrando di avere interiorizzato lo spirito di questa disciplina.

Alla fine dei loro incontri, infatti, i vincitori hanno applaudito gli sconfitti, dando vita al cosiddetto “terzo tempo”, una prassi consolidata nel rugby e trapiantata negli ultimi anni anche in altri sport. Le tribune dello stadio P. Macrì sono state riempite dai genitori dei bambini che hanno applaudito i piccoli giocatori ad ogni loro corsa e ad ogni loro placcaggio e lasciandosi trasportare dall’entusiasmo ad ogni meta segnata, indipendente dalla squadra protagonista.
La manifestazione sportiva si è conclusa nel primo pomeriggio con il torneo under 16, dove i più grandi si sono esibiti in partite combattute e ricche di gesti agonistici di primissima qualità per una competizione giovanile.

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I formaggi italiani leader del mercato americano

I formaggi italiani sono quelli più venduti negli Stati Uniti. Lo dicono i dati del Dipartimento americano del commercio secondo il quale nel 2016 sono stati importati negli Usa 34.894 tonnellate di formaggio proveniente dall’Italia, con una crescita dell’8% rispetto al 2015.

Il Made in Italy alimentare si conferma, dunque, particolarmente apprezzato nel continente americano dove primeggia anche grazie alle vendite di vino.
Il settore lattiero caseario deve, però, fronteggiare diversi problemi. Una delle questioni principali è quella dell’Italian Sounding, ovvero l’imitazione di prodotti Made in Italy attraverso l’utilizzo di nomi che ricordano le specialità nostrane. Parliamo di una grave forma di concorrenza sleale e di raggiro nei confronti dei consumatori che ha un giro d’affari mondiale di ben 60 miliardi di euro e che costa all’Italia oltre 300.000 posti di lavoro. Una delle specialità maggiormente imitate è il Parmigiano Reggiano che vede nel “Parmesan” e nel “Parmeggiano” alcuni dei suoi quasi omonimi più noti.

Nonostante i tentativi di imitazione e nonostante l’assenza di un accordo di libero scambio, i formaggi italiani continuano comunque ad essere quelli maggiormente importati. Secondo i dati forniti dall’Ice circa un quarto dei formaggi importati dagli Stati Uniti proviene dall’Italia; seguono la Francia con una quota del 13% e la Spagna con il 7%.
Il valore delle importazioni di formaggi italiani negli Usa è pari a 280 milioni, una cifra in grande espansione grazie soprattutto al successo dei nostri marchi nelle grandi città americane come New York, San Francisco e Boston, metropoli dove è più forte il richiamo in termini di marketing dei maggiori brand caseari italiani.

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“Il latte fa male” in cima alla classifica delle fake news alimentari

Il problema delle fake news sta sconvolgendo non solo il mondo dell’informazione e della politica, ma anche il settore agroalimentare. Ogni giorno circolano in rete notizie allarmistiche sulle proprietà degli alimenti, sulla loro origine e sugli effetti sulla nostra salute.

Le fake news alimentari

Siamo di fronte a vere e proprie fake news alimentari che abbracciano diversi settori ed interessano da vicino anche il comparto lattiero caseario. Secondo un’indagine di Coldiretti/Ixè al primo posto nella top ten delle bufale alimentari c’è la convinzione che il latte faccia male alla salute dell’uomo.
Negli ultimi anni si è diffuso, specie sul web, il credo che il latte sia dannoso per l’uomo nella sua fase adulta, essendo quest’ultimo l’unico animale che si nutre di latte per tutta la vita. In realtà, come è stato spiegato da diverse ricerche scientifiche, nel corso degli anni nel nostro organismo è maturata una mutazione genetica che permette anche agli adulti di digerire il latte attraverso la produzione di uno speciale enzima in grado di scindere il lattosio.

La comunità scientifica contro The China Study

Ha fatto scalpore a tal proposito la pubblicazione di The China Study, un’indagine svolta negli Ottanta in Cina che porta avanti la tesi di una correlazione tra l’assunzione di determinati cibi e le malattie cardiovascolari e i tumori.
Sotto accusa c’è anche la caseina, ovvero la proteina contenuta nel latte e nei formaggi, che secondo questo studio sarebbe cancerogena. Sia la comunità scientifica che l’Airc (Associazione italiana per la ricerca sul cancro), però, hanno definito The China Study come inattendibile, accusando l’autore del libro, T. Colin Campbell, di avere effettuato un’analisi selettiva delle prove scientifiche.

In merito, ad esempio, alla presunta correlazione tra l’assunzione di caseina e lo sviluppo di tumori, l’Airc dice che “un effetto analogo è ottenuto con proteine del grano, se a queste si aggiunge l’amminoacido lisina, che consente all’organismo di produrre autonomamente la caseina. In pratica non importa se la caseina proviene da una fonte animale o è prodotta a partire da un’altra proteina vegetale: quello che conta è la capacità dell’organismo di produrne a sua volta, fornendo un nutrimento al tumore”.

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